l’equilibrio psichico dei viaggiatori costretti a casa dalla pandemia…

Questa domiciliarizzazione forzata dura ormai da un anno, la quale ingerisce nella vita di tutti ma oggi desideriamo parlare della categoria dei viaggiatori, siano essi dei semplici vacanzieri, dei valifers, dei fulltimers oppure coloro che sfruttano i fine settimana per vivere un breve viaggio.

Viaggiare a medio e lungo termine non è mai una evasione da qualcosa ma un esperienza nuova ogni volta, esperienza da vivere con serenità altrimenti si rischia di portarsi dietro il fardello di tutto ciò che non siamo riusciti ad elaborare che trasforma anche il viaggio più bello in una fuga.

Un breve viaggio consente di desaturare lo stress, la fatica e di regenerarsi per poi riprendrere le proprie abitudini, più leggeri e forti della bella energia vissuta nel fare sport o quello che più piace.

I viaggiatori che invece vivono il viaggio come stile di vita percepiscono questa pandemia quasi come una sconfitta, un ostacolo che non solo impedisce di muoversi o di programmare un viaggio ma anche di ritrovare la serenità del proprio stile di vita, quello di viaggiatori.

Occorre quindi essere tolleranti e trovare un equilibrio in questa situazione che sostanzialmente ha destabilizzato tutti, ci ha costretto a rimodulare anche l’organizzazione della singola giornata e contemporaneamente ci trova incapaci di gestire meglio il vuoto delle piene giornate a spostamento ridotto.

La frustrazione è quindi una compagna di viaggio in questa immobile realtà che conta i giorni, le settimane ed i mesi con un computo pari alla ipotetica probabilità di uscirne al più presto; frustrazione che non può renderci degli intolleranti tanto da proiettare nelle persone più vicine la nostra angoscia oppure somatizzare lo stress che ne deriva.

I bravi viaggiatori sanno aspettare, amano l’attesa che sanno trasformare in una opportunità anche quando sembra interminabile, trovando il modo di riempire i vuoti e rendere così pieno il tempo da attendere di fronte ad un doganiere algerino, ad un passaggio a livello italiano oppure quando il tuo camper o van fa i capricci nel posto più sbagliato e nel momento peggiore.

Gli equilbri non fanno parte del pacchetto base di un viaggiatore ed è importante quindi farne tesoro per sfruttarne i vantaggi anche nella vita ordinaria, quella stanziale, nella quale il desiderio di ripartire si trasforma in una fonte stressogena e non solo in uno stimolo per meglio gestire l’attesa.

Per quanto ci riguarda lo scorso settembre, appena acquistato il van degli anni ottanta e subito camperizzato, siamo riusciti a viaggiare in Italia ed in Francia serenamente e senza grandi problemi se non dal mese di ottobre, ovvero da quando il VanPiselli ha subito i rallentamenti nella sua camperizzazione e messa a punto a causa dei continui blocchi e le altalenanti regole locali.

Ci concentriamo quindi nella progettazione del nostro datato van, valutandone il nuovo impianto elettrico con i pannelli solari e la ristrutturazione interna oltre alla messa a punto dei sistemi motore e frenante. In realtà lo facciamo ogni giorno cambiando il progetto del giorno prima, quasi un rituale per offrirci il miraggio della prossima ripartenza.

Viviamo in una remota borgata montana di poche anime, senza negozi ed uffici, immersi e circondati dalla natura e tutto questo ci aiuta nel poterci muovere a maglie larghe rispetto a chi vive in un condominio ma, certamente, i bambini soffrono in modo maggiore questa condizione di sostanziale auto-prigionia e verso di loro dobbiamo riuscire a compensarne il disagio.

Gli equilibri sono importanti e mantenerli è una vera e propria missione per noi genitori, non immuni dallo stress di questa pandemia e dalla minaccia che quotidianamente osserviamo dalle notizie e dai bollettini.

Abbiamo scelto la normalità, fare quel che facevamo prima, vivere l’ambiente e la giornata in attesa di una nuova esperienza.

Questa pandemia è così la nuova esperienza, un viaggio all’interno di noi stessi, visitando quei luoghi lasciati inesplorati o in disparte nel porci in discussione, nel valutare appieno la qualità delle nostre scelte.

Abbiamo inoltre la scuola parentale da organizzare per i nostri figli più grandi, la quale richiede impegno e costanza ma, quando usciamo a far la spesa, sentiamo che anche il “VanPiselli” soffre e, per questo, lo stiamo ristrutturando dandogli la speranza, anche a lui, di ripartire più forte nonostante i suoi trentatre anni…