le emozioni dei sorrisi ed i bambini dal pensiero positivo…

Abbiamo viaggiato molto e molto vorremmo viaggiare ancora, appena terminerà questa pandemia e, nel nostro viaggiare, ci confrontiamo con numerose persone grazie anche alla presenza dei nostri quattro figli che sono dei meravigliosi catalizzatori di curiosità.

Per questo non mancano quelle occasioni in cui ci chiedono come facciamo ad avere sempre il sorriso con noi, quesiti rivolti soprattutto da parte di quelle nonne meno contente di prendersi cura dei nipoti tristi, ovvero dei bambini che hanno nella propria espressione una sorta di apatia emotiva indipendentemente dagli stimoli che ricevono i quali, purtroppo, non sono affatto pochi.

Francesca ha diciotto mesi, cammina da sola senza passeggino, non usa il succhiotto ed il biberon? 

Ci chiedono, come se fosse una cosa strana, allo stesso modo in cui ci domandano le ragioni per le quali non usiamo usare le più comuni abitudini di quasi tutti i genitori e, questo, non perchè siamo degli alternativi o dei finti hippies bensì per la semplice ragione che siamo gente pratica, genitori qualificati ma assolutamente privi del bisogno di tutti quegli accessori per interagire con i nostri figli, soprattutto come “vanlifers” ovvero una Famiglia frequentemente in movimento, covid permettendo.

Ah, siete “zingari” allora?

Ci domandano con quel pizzico di orgoglio tipico di chi assume un ruolo di supponenza per non affrontare una realtà diversa dai propri schemi, fino a quando sono costretti a prendere atto che siamo una normalissima Famiglia formata da due educatori pedagogisti con quattro figli che rispettano le regole sociali di una comunità organizzata ed a quel punto, ma solo giunti a quel punto, scatta la velata richiesta del consiglio, forse perchè “pedagogista” è un sostantivo che dona professionalità grazie alla laurea ed inizia così il confronto basato sui reali motivi per i quali i nostri bambini hanno una espressione felice e sono “al pezzo” come dice il mio buon marito livornese.

Essere propositivamente positivi richiede un impegno costante, non è semplice riuscire a trovare dei motivi validi per sorridere con serietà, altrimenti si rischia solo di essere sostanzialmente degli inebetiti, occorre quindi scegliere di essere positivi anche quando i problemi o la realtà del momento ci invita al contrario ed in tutta sincerità non nego che abbiamo anche i nostri momenti no oppure di sconforto ma, proprio per il benessere dei nostri figli, non possiamo permetterci di essere depressi o inclini al malumore e siamo così “costretti” ad essere felici.

La scelta che insieme a mio marito faccio ogni giorno richiede come ho detto un impegno, una disciplina ed una attitudine verso la vita protesa a riconoscerne i motivi per i quali vivere e non solo riempire il tempo che la vita ci dona circondandoci di cose materiali o di relazioni strumentali; sarebbe  inoltre fin troppo facile vittimizzarci per i problemi che abbiamo, oppure trasformare in una vittima la nostra Matilde dopo il trauma cranico che ha patito sfociato in un danno assonale al corpo calloso del cervello ma, tutto questo, non è parte di noi o quantomeno non vogliamo che lo sia.

Ecco perchè, ogni giorno ed in più momenti della giornata, i miei occhi incrociano quelli di Fabio che cercano i miei ed insieme riconosciamo le ragioni per la quali siamo insieme, abbiamo scelto di essere e restare insieme e di formare una Famiglia numerosa.

Questo è il nostro principale rinforzo che ci sprona ad investire la buona energia nel rapporto con Matilde, Fabio Massimo, Edda e Francesca Romana, il quale è caratterizzato dalla stessa emozione che proviamo nel guardarci, nel riconoscerci, nell’amarci.

Non siamo speciali ma crediamo che il primo requisito per cui due persone scelgono di vivere insieme e di metter su famiglia sia proprio il sentimento, siano le emozioni di amarsi, sia prevalentemente la felicità di stare insieme senza annullarsi uno nell’altro ma investendo nelle rispettive autonomie che, unendosi, raddoppiano la coppia rinforzando così le singolarità che si uniscono.

La tristezza che notiamo negli occhi di alcuni bambini tra piccoli e più grandicelli deriva probabilmente dall’assenza di questi sentimenti, dalla carenza di emozioni nella relazione tra i due genitori e quella dei figli con i genitori, bambini che quasi sempre si trasformano in calamite che attraggono le proiezioni ansiongene e l’intolleranza alla frustrazione provata dai genitori.

Poi ci sono le nonne ansiose ed iperprotettive che impediscono di fatto ogni azione considerata “spericolata” dei nipoti loro affidati, talvolta obtorto collo, da parte dei figli giustamente impegnati a lavoro o con una giornata organizzata dai doveri o da qualche fuga verso il campo di calcetto o il corso di danza del buzzo o di qualsiasi altra opportunità per staccare un pò.

Non nego ancora una volta che provo un pizzico di invidia nel vedere chi può delegare i nonni, mi piacerebbe infatti prendermi qualche ora per me, anche nel fare la danza del buzzo pur di staccare ma, invece, siamo soli e lontani dai parenti di prossimità ed i nostri quattro figli ce li pedaliamo tutti i giorni, motivo per cui scade il desiderio di danzare e riprende il dovere-piacere di essere la Mamma a tempo strapieno.

Ridere significa saperci prendere in giro e sdrammatizzare anche nei momenti più terribili e, vi assicuro, che avere una figlia in coma in rianimazione ed una in punta di parto spinge a tutto meno che a ridere ma il buon Fabio seppe anche in quella occasione strapparmi un sorriso, parlandomi di una infermiera che gli ricordava una sua amica d’infanzia, detta “la zizzola”, la quale era poco dedita al sapone ed una volta cresciuta ha per molti anni spacciato per un tatuaggio maori un rigo di sudicio dolcevita che si portava dietro dalla seconda elementare.

Gioco, buon umore, umorismo, serietà senza vittimismi e vittimizzazione, emozioni vere, questa è la ricetta dell’educare i bambini ad essere positivi, sorridenti anche per il poco che altri giudicano tale quando in realtà basta un tramonto per offrirci la possibilità di vivere e condividere le nostre ragioni di essere felici.

Certo, non parliamo con i nostri figli delle bollette in scadenza oppure delle emergenze che possono accadere, come non li coinvolgiamo oltremodo nei problemi che possiamo patire come ogni altra famiglia ma questo senza scudarli dalla realtà, solo dal nostro peso, trasformandolo in un peso pari alla misura della loro infanzia, senza schiacciare la loro serena evoluzione.

Siamo un Famiglia larga che vive in spazi ristretti, per cui è difficile nascondere o nascondersi ma proprio per questo non occorre camuffare la realtà ai figli, bensì tradurla in un linguaggio comunicativo con loro privo di ansia.

L’ansia, la depressione, i pensieri catastrofici sono il peggior “giocattolo” che fin troppi bambini ricevono tutti i giorni all’interno della propria famiglia, in cui l’influenza delle emozioni subisce quella negatività che spegne pian piano gli occhi ed i sorrisi dei figli, magari vestiti bene e circondati di giochi costosi.

Ridere richiede maturità e la maturità impone la responsabilità dell’intelligenza, un lavorone che molti preferiscono delegare, ora ai nonni, ora alle tate, ora alla “cattiva energia” di chissà chi, pur di non porsi in discussione.

La realtà ci dice che i figli ci pongono in discussione tutti i giorni, misurano la nostra capacità di essere tolleranti alla frustrazione, la nostra competenza genitoriale, la nostra concretezza nel produrre sostegno e tutto questo non sempre incontra dei momenti favorevoli, per cui conviene ridere ed essere positivi perchè quando saremo costretti a trovare la soluzione ad un problema avremmo bisogno di tutta la buona energia, la nostra serenità di pensiero, il sapere di essere uniti e di poter serenamente dire ai nostri figli con il sorriso che non è il momento di giocare, senza mortificarli cacciandoli via, per riuscire a concentrarci sulla difficoltà.

Mentre scrivo osservo mio marito sdraiato su un tatami con la schiena a pezzi, ha uno storico problema vertebrale che di tanto in tanto lo blocca letteralmente, con Francesca e Edda che gli passeggiano sopra ben consapevoli che ogni suo “ai, boia de” rappresenta un loro sorriso e non vi è miglior terapia nel resistere ad un dolore che fino ad oggi non ha trovato ristoro in nessuna altra terapia, sia essa ozono, osteo, idro o con qualsiasi altro suffisso ci sia stata fatturata.

Per questo dico che i sorrisi sono in qualche modo terapeutici anche oltre le belle emozioni e, visto che attualmente viviamo in Liguria, sono anche gratis…