due parole sull’errore del vivere in attesa di essere felici…

Quanto è alto il rischio “di vivere malati per poi morire sani”, ci chiediamo spesso.

Un quesito per il quale non cerchiamo una risposta se non nel vivere coscienti del suo stesso significato, con cui ci confrontiamo spesso e soprattutto nei momenti difficili o quando il tono dell’umore sembra rattristarci.

Siamo dei viaggiatori nel percorso della formazione umana oltre ad essere dei vanlifers, ciò che evidenziamo è proprio la percezione delle persone rispetto alla propria qualità della vita, alla interpretazione delle emozioni della felicità e come la felicità stessa sia ricercata o meno da parte dei singoli, delle famiglie, delle comunità.

Notiamo che molte persone hanno assunto una sorta di rassegnazione preventiva contro il malessere, tramite il restare sospesi tra la ricerca della felicità ed il timore di non trovarla, accettando quel compromesso identificato nella serenità del vivere e proprio questa serenità si manifesta quasi sempre tramite le certezze materiali alle quali ci ancoriamo.

Il nostro è quello strano paese nel quale la serena espressione della propria felicità sembra disturbare gli altri o, addirittura, si tende a diminuirla o camuffarla per timore che possa essere in qualche modo inquinata dall’invidia altrui.

Potremmo invece prendere esempio dai temerari della felicità che ne manifestano i segnali da tutti i pori, dai sorrisi, dalla qualità delle relazioni, dalla capacità di mediare i conflitti senza farsi cooptare all’interno di un malessere generalizzato che trasforma le persone, le rende rabbiose.

Per quanto ci riguarda ci consideriamo essere delle persone felici, serene di queste emozioni che non proteggiamo da nulla ma riteniamo che proprio la loro espressione possa rappresentare una sorta di “preghiera” tale da stimolare gli altri da noi a fare lo stesso.

Quando ci chiedono per “cosa” siamo felici non sappiamo rispondere, perchè in realtà non abbiamo molto di materiale, preferiamo dire che siamo felici per il solo vivere insieme, per le scelte compiute che nonostante i sacrifici ci consentono di essere uniti; siamo felici per avere l’opportunità di esserlo, felici, il resto dipende da noi e da ognuno di noi.

Siamo invece fermamente convinti che non si può vivere in un limbo in attesa di essere felici, perchè questo non dona nessuna certezza se non solo materiale e, sia ben chiaro, nessuno critica chi è felice di “avere” rispetto che “essere” tanto per citare Fromm, al contrario siamo certi che l’essere non esclude l’avere perchè siamo gente pratica che ben conosce le difficoltà della cosiddetta povertà e come dicevano le nostre nonne meno acculturate “senza lilleri non si lallera” proprio per educarci anche al significato del benessere materiale oltre al benestare emotivo e relazionale.

Notiamo però, nel nostro viaggiare nella formazione umana che proprio l’assenza delle certezze materiali sia la causa di una cattiva qualità delle relazioni, fatte così di reciproche provocazioni e mortificazioni, di ricatti morali e di una affettività ridotta all’interno della coppia e della famiglia.

Ognuno ha le proprie ambizioni ed è corretto perseguirle con impegno e con costanza, ma la rabbia non è un propulsore oppure una condizione indispensabile per superare gli ostacoli, preferiamo la grinta alla rabbia e, la grinta, nasce proprio dalla consapevolezza del significato della felicità.

Grinta quindi, buona energia, desiderio di sorridere, di superare le difficoltà senza vittimismi e vittimizzazioni ma con la piena consapevolezza che la felicità non è un diritto ma una opportunità, la quale richiede il dovere di impegnarsi al rispetto del suo valore.

Un valore immenso che dona alle persone una risorsa importante, specialmente di fronte agli ostacoli che la vita ci impone senza sconti a nessuno, per affrontarli e tentare di superarli nel miglior modo possibile senza compromessi se non nella misura dei sacrifici e degli sforzi ma senza cedere la nostra felicità di vivere, di essere vivi.

La vita, questa sconosciuta, è tutto ciò che abbiamo il cui tempo ci offre l’opportunità di essere felici e di ricercare i percorsi per raggiungere un benestare emotivo e relazionale, con noi e con gli altri da noi, pari ad un spessore degno di essere vissuto.

Osserviamo troppe persone che hanno mollato, sopravviventi a loro stesse, le quali non donano nessuna buona energia e spesso rappresentano la fonte di un malessere da cui allontanarsi.

Ogni persona ha la possibilità di scegliere e, la felicità, è una scelta che richiede la responsabilità dell’intelligenza, perchè non è vero che solo gli ebeti ridono al nulla…