dell’educare i bambini alla ricchezza del poco…

Chi ci incontra nota la nostra serenità anche a bordo di quello che molti considerano essere un vecchio furgone degli anni ottanta ed effettivamente lo è, per quanto mio marito lo possa aver ristrutturato e tenti di trasformarlo in un VanPiselli dignitoso, rimane un pesante carrettone ultratrentennale senza servosterzo ma rappresenta la nostra filosofia di vita e non solo la ricerca dei mezzi della gioventù del buon marito.

Poco, non significa “accontentarsi” quando hai una Famiglia numerosa ma di fare di quel poco una opportunità di benessere, di crescita e di belle emozioni.

Questo non vuol dire che non amiamo gli agi o che il poco sia obbligatorio ma esprime il nostro pensiero pedagogico ed educativo da offrire ai nostri figli, indirizzandoli a donare ricchezza alle cose ed alle esperienze con la loro energia, con la loro presenza, con la loro fantasia, con la loro empatia e con quel desiderio di giocare e divertirsi anche con i gabbiani per esempio.

Quando incrociamo dei bei camper o furgoni più moderni non proviamo invidia ma felicità per chi viaggia più comodamente di noi o deve fare meno magie di Fabio nel modulare il nostro VanPiselli per renderlo utile alla bisogna, ora con i letti ora con la cucina, ma rimane un mezzo che soddisfa le nostre esigenze e con il quale ci stiamo divertendo, in attesa di renderlo pienamente idoneo a riprendere il viaggio appena questo covid ce lo permetterà, con un pacco batteria maggiorato ed una fonte di energia probabilmente solare oltre al resto.

Felicità che annulla il significato di invidia o la sensazione di aver meno, ben diversa dall’avere poco.

Sono e siamo pienamente convinti, non solo come educatori pedagogisti ma soprattutto come genitori, che i bambini hanno bisogno della presenza dei genitori soprattutto nei primi anni della loro crescita, della relazione con loro in modo prevalente rispetto a dei surrogati come la mole di giocattoli che spesso osserviamo o la delega a terzi tra nonni pazienti e tate varie, pur comprendendo che spesso non è semplice riuscire a farlo se non rinunciando a lavorare o cambiando il proprio stile di vita.

Non vi è ricchezza maggiore per un bambino che relazionarsi con la mamma e con il papà, non in modo simbiotico ma nella misura necessaria a consentirgli di affrontare il primo periodo evolutivo in particolare in modo sereno e forte di questo legame.

Quando mi chiedono le ragioni per le quali abbiamo scelto di avere una Famiglia numerosa pur in assenza di chiari segnali di benessere, rispondo che la ricchezza che dona un figlio non è paragonabile a nulla di materiale ma, anche questo pensiero, rientra nelle scelte personali e richiede la consapevolezza dei sacrifici necessari per soddisfare le esigenze generali e specifiche. Rispondo che ben conosciamo le difficoltà di sostenere la Famiglia e che i problemi che ne nascono richiedono tutta la nostra capacità di affrontarli e di superarli nei modi in cui riusciamo a farlo.

Vivere con poco consente di riconoscere in quel poco il valore delle belle cose, delle belle esperienze che donano e arricchiscono le emozioni, il bene-stare psico emotivo e relazionale, il benessere morale che rinforza la capacità di migliorare una situazione anche materiale per offrire alla Famiglia la serenità del vivere, dello stare insieme ed insieme agli altri da noi, dell’essere noi stessi con poco e questo non esclude avere di più, ma, non ci vincola alla ricerca del più da avere, senza il quale non essere felici.

Educare i bambini in questo senso rinforza il “gruppo-famiglia” e le singole autonomie al suo interno, indirizzandoli a riconoscere nella propria serenità lo “strumento” che dona valore all’oggetto di interesse, ora un giocattolo ora altro e, non, il contrario.

In buona sostanza, quando possiamo, preferisco suggerire al buon marito un luogo in cui trascorrere del tempo divertente con i nostri figli, al mare o in montagna, al lago o in un parco divertimenti, rispetto che comprare un giubbotto in più o il telefonino ultima serie.

La dignità si tutela anche con un giubbotto in meno o con degli oggetti meno desiderati e riuscire a trasferire questo concetto nei bambini in evoluzione, nella società odierna, non è cosa facile.

Quel che purtroppo evidenzio osservando il mondo che ci circonda è il sempre maggiore bisogno di proiettare nei figli i segnali del proprio apparente benessere materiale, rischiando così di compensare quel vuoto relazionare che sovente caratterizza fin troppe famiglie.

Il confronto sociale non dovrebbe essere una gara del giudizio o una valutazione della consistenza patrimoniale, ma un incontro tra persone, tra stili di vita, tra culture che anche quando non ci piacciono ci arricchiscono comunque laddove abbiamo la più grande forma di ricchezza, ovvero la scelta, la scelta di accettare o non accettare ciò che non ci rende felici…